I Labrador Retriever sono una delle razze di cani maggiormente impiegate nella Pet Therapy. Ma esattamente di cosa si tratta?

In Italia, quando parliamo di Pet Therapy, troviamo sicuramente molte informazioni confuse. Non si tratta semplicemente di lasciare qualcuno assieme ad un animale a caso e poi vedere cosa succede. La Pet Therapy è una pratica riabilitativa riconosciuta e sicuramente molto utile per certi tipi di patologie, ma, come sempre, è necessario informarsi. 

Pet Therapy: di cosa parliamo

Con il termine pet therapy, neologismo anglosassone, si indica letteralmente la terapia dell’animale da affezione. Il nome è l’unione di due termini: pet, che significa animale domestico, e therapy, che significa terapia. Essa non rappresenta una terapia a sé, ma si identifica come un intervento sussidiario che aiuta, rinforza, arricchisce e coadiuva le cure tradizionali e può essere impiegata su pazienti di qualsiasi età ed affetti da diverse patologie. L’obiettivo è il miglioramento della qualità di vita dell’individuo e del proprio stato di salute, rivalutando nel contempo il rapporto uomo-animale. Detto più semplicemente, questi interventi funzionano grazie alla relazione che si instaura fra un animale domestico e un utente (bambino, anziano, persona malata etc.). Una sintonia complessa e delicata che stimola l’attivazione emozionale e favorisce l’apertura a nuove esperienze, nuovi modi di comunicare, nuovi interessi. Questo rapporto spesso favorisce inoltre il rapporto tra paziente e personale sanitario, nel caso il primo sia poco collaborativo verso gli altri. I Labrador Retriever sono molto importanti nella Pet Therapy, in quanto sono cani molto responsivi agli stimoli ma poco invadenti.

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La felicità è come un cucciolo caldo

Questa meravigliosa frase pronunciata da Lucy, riferendosi a Snoopy nella fortunatissima striscia a fumetti Peanuts, racchiude perfettamente quello che dovrebbe essere la Pet Therapy.

L’animale non giudica, non rifiuta, si dona totalmente, stimola sorrisi, aiuta la socializzazione, aumenta l’autostima e non ha pregiudizi. In sua compagnia diminuisce il battito cardiaco e calano le ansie e le paure. Inoltre, favorisce la piena espressione delle persone, che tra gli umani si riduce di solito solo al linguaggio verbale. 

In particolare, chi sono gli individui a cui di solito è consigliata la Pet Therapy?

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Bambini con difficoltà

I Labrador Retriever sono molto utilizzati nella Pet Therapy rivolta ai bambini. Interagire con un animale può voler dire per un bambino sviluppare processi di apprendimento più rapidi e imparare a prendersi cura di qualcuno diverso da sé. Nei bambini affetti da autismo,  la pet therapy si è rivelata importante nel miglioramento della funzionalità sociale e comportamentale

Con ragazzi pre-adolescenti e adolescenti, il rapporto con l’animale cambia. Può diventare, per esempio, il mezzo per stimolare vissuti e riflessioni su concetti importanti come il rispetto, la fiducia, la reciprocità. Si usa ad esempio nei progetti di prevenzione al bullismo.

In un articolo del Journal of Pediatric Nursing del 2019, vengono spiegati perfettamente i vantaggi di una “terapia con animali” in bambini non solo malati, ma anche ospedalizzati (leggi qui).

La relazione con l’animale permette un approccio privo di giudizio proprio grazie alla spontaneità e veridicità di contatto da parte dell’animale coinvolto.

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Persone disabili

La Pet Therapy per le persone disabili può interessare diversi ambiti di intervento e rientrare in programmi riabilitativi, educativi e ludico ricreativi.

I progetti di Pet Therapy per persone disabili devono tenere conto della condizione soggettiva dello specifico beneficiario. Infatti, un certo tipo di disabilità porterà all’utilizzo di uno specifico animale, che sia un cane, un gatto, un cavallo.

I progetti di Pet Therapy a favore delle persone disabili possono essere realizzati per perseguire i seguenti obiettivi:

–  Fisici, finalizzati a migliorare le abilità motorie;

– Salute mentale, finalizzati ad incrementare le interazioni verbali, sviluppare attività ricreative, incrementare l’autostima, incrementare le capacità di attenzione, ridurre l’ansia e la solitudine;

–  Educativi, finalizzati ad ampliare il vocabolario, aumentare la memoria;

–   Motivazionali, finalizzati a stimolare il desiderio di coinvolgimento in attività di gruppo ed incrementare le occasioni di interazione con gli altri.

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Ospedalizzati lungodegenti o pazienti di case di riposo

Negli anziani, soprattutto per coloro che vivono in case di riposo o soffrono molto di solitudine, il contatto con gli animali aiuta a ritrovare serenità e gioia. I pazienti affetti da Alzheimer, con un’ora e mezza alla settimana in compagnia degli animali sembrano riportare una diminuzione di irrequietezza, dell’insonnia, e delle cadute.

È dimostrato come anziani sofferenti di senilità o demenza riescano a migliorare la loro memoria grazie alla compagnia di questi animali, andando a ricordare anche eventi molto lontani.

Con la presenza di un animale, è accertato un miglioramento nelle capacità di recupero e di riabilitazione della persona malata.

Molte tesi negli ultimi anni hanno cercato di dimostrare la correlazione tra persone ospedalizzate croniche e Pet Therapy. Potete leggere Qui e Qui alcune di queste pubblicazioni, se cercate di farvi un’idea più chiara e precisa dell’argomento.

La gioia di vivere e il buon umore è fondamentale per questo tipo di persone, non dimenticatelo.

Labrador Retriever e Pet Therapy: da Boris Levinson agli IAA

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Boris Levinson

L’utilizzo dei Labrador Retriever e la nascita vera e propria della Pet Therapy si deve a Boris Levinson, uno psicoterapeuta che per primo coniò il termine.

Nel 1953, Levinson aveva in cura un bambino autistico con il quale stava facendo molta fatica a segnare progressi significativi. La mancanza di risposta agli stimoli da parte del bambino era il problema principale. Un giorno, il bambino si ritrovò in sala d’aspetto con Jingles, il cane del dottore, impegnato in un altro lavoro. Non appena il cane vide quel bambino, la bestiola si diresse verso di lui e cominciò a leccarlo. Il piccolo non mostrò alcun tipo di timore o paura, ma anzi ne fu talmente conquistato che cominciò ad accarezzarlo dolcemente. Nell’articolo “The dog as co-therapist” (nel quale si usa per la prima volta il termine Pet Therapy), Levinson spiega come nel corso di quella visita, per la prima volta il bambino iniziò a fare richieste e a parlare di come si sentiva.

Nel corso di sedute successive, il cane fu fondamentale nel fare da “mediatore” tra Levinson e il bambino, ora non più spaventato dal rapporto diretto con il dottore. Grazie a questo primo sviluppo terapeutico, Levinson iniziò a sviluppare la sua pet oriented child psychotherapy.

Pet Therapy? Meglio dire IAA

Il termine Therapy (terapia) è improprio in quanto non si tratta di vere e proprie terapie sanitarie. Non sono sostitutive della normale farmacologia, ma lavorano affianco ad essa, concentrandosi sulla sfera emotiva. Nella letteratura medica è pieno di casi di persone che rispondono in modo differente alle cure in base al loro stato d’animo.

IAA significa “Interventi Assistiti con Animali”, e in Italia sono stati regolati nel 2015.

Questi interventi si dividono in 3 categorie:

– TAA (Terapie Assistite con Animali) sono finalizzate alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale. Sono quelle più mirate e necessitano di unna programmazione personalizzata.

– EAA (Educazione Assistita con Animali), finalizzata a promuovere, attivare e sostenere le risorse e le potenzialità di crescita, relazione e inserimento sociale delle persone in difficoltà. Riguardano più la sfera ludico-creativa.

– AAA (Attività Assistite con Animali)  sono finalizzate al miglioramento della qualità della vita e della corretta interazione uomo-animale. Sono le più generali e variabili, e i suoi campi di applicazione possono essere: case di riposo, centri diurni per anziani, ospedali pediatrici, centri socioeducativi e riabilitativi diurni e/o residenziali, carceri e comunità per minori.

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Ma solamente i cani vengono impiegati per la Pet Therapy?

Ovviamente no! Nonostante i Labrador Retriever (e in cani in generale) siano considerati ideali per la Pet Therapy, altri animali vengono utilizzati. Essendo percorsi spesso personalizzati, e quindi organizzati e progettati da personale qualificato, si possono utilizzare differenti animali in base al paziente e al problema da affrontare (per informazioni maggiori sul percorso professionale da seguire potete guardare qui).

Di seguito vi proponiamo una lista degli animali utilizzati generalmente per queste Terapie particolari.

Labrador Retriever pet

Cani

È  sicuramente l’animale più coinvolto negli IAA. Grazie alla sua capacità di approccio e spontaneità, alla sua capacità empatica e di collaborazione, viene impiegato nei più svariati ambiti di intervento.

Oltre al Labrador Retriever, nella Pet therapy sono coinvolte le più varie razze di cani. Di solito vengono impiegati cani adulti, di solito femmine e che non siano stati abbandonati o abbiamo soggiornato in canile. 

Ogni cane (e in generale ogni animale) dedito alla Pe Therapy deve seguire un percorso di addestramento con del personale specializzato.

Gatti

La sua forte predisposizione al gioco e la capacità di relazionarsi in modo facile con gli umani rendono i gatti degli attori perfetti in queste terapie. Sono principalmente usati negli AAA in quanto è un percorso più libero e creativo. Inoltre, gli AAA richiedono un addestramento dell’animale minore, e questo facilita il lavoro (avete mai provato ad addestrare un gatto? Ecco).

All’estero è molto utilizzato soprattutto come animale di reparto in strutture residenziali per anziani. La sua capacità di muoversi in autonomia in un ambiente con molte persone lo rende infatti facilmente adattabile ad essere accudito da più persone.

Cavalli

Viene impiegato nella così detta “ippoterapia”. È un ottimo alleato negli interventi di fisioterapia soprattutto per quanto riguarda quelli inerenti alle abilità di deambulazione. Il trotto del cavallo ad andatura lenta corrisponde perfettamente al modo di camminare degli umani.

Inoltre, per secoli gli uomini hanno stretto con i proprii cavalli una relazione strettissima, molto più stretta di quella esistente ora. Pensate che una volta la carne di cavallo non veniva mangiata, come noi non mangiamo la carne del cane o del gatto. Di conseguenza, il prendersi cura del cavallo permette di sviluppare attenzione, interesse, autostima e senso di autoefficacia.

Asini

È  coinvolto in quella che viene definita “Onoterapia”. L’asino è infatti poco irruente nei confronti dell’uomo, si avvicina a lui con curiosità, con prudenza e con delicatezza, senza invadere il suo territorio. Un’altra caratteristica molto importante è che rimane fermo, non scappa. Questo aiuta il paziente ad avvicinarsi a lui con sicurezza e con tranquillità.

L’ Asino è un animale che può essere impiegato facilmente se gli spazi lo consentono in quasi tutti gli ambiti di IAA grazie alle sue caratteristiche fisiche.

Conigli e porcellini d’India

Il coniglio in Italia è ancora poco utilizzato, ma anch’esso è considerato un ottimo co-terapeuta grazie alla sua docilità e tranquillità, in grado di trasmettere calma e non imporre la sua presenza.

Il porcellino d’india sviluppa una elevata capacità di relazionarsi spontaneamente con l’uomo  soprattutto se abituato fin da cuccioli ad essere manipolato. Stimola l’accudimento e l’osservazione del proprio comportamento.

Perchè il Labrador Retriever è perfetto per la Pet Therapy?

La razza non gioca un ruolo determinante nella scelta del cane da destinare agli interventi terapeutici, anche se alcune razze sono maggiormente predisposte come ad esempio i Golden Retriever o i Labrador Retriever.

La sua discendenza diretta dal lupo lo rende un animale molto sociale. Abituato ad un ordine gerarchico e a stabilire relazioni con i propri simili e con l’uomo, lo percepisce come componente del branco. Il cane poi si dimostra incline a ricevere un’educazione e interagisce spontaneamente alle varie situazioni sollecitando la partecipazione di chi gli è a fianco.

Un punto fondamentale della terapia con i Labrador è la loro capacità di individuarti in mezzo ad una folla e al fatto di non lasciarti mai da solo.

Per esempio, un malato di depressione crede che tutto il mondo non si interessi a lui e che i problemi siano a volte insormontabili. La pet therapy con i Labrador Retriever può far capire che non è così che a volte basta poco perché i problemi diventino opportunità per riscoprirsi persone diverse e non banali. È molto utile anche con le terapie con bambini, in quanto loro proiettino le loro esperienze e sentimenti su un animale a loro vicino.

Ultimo ma non meno importante: i requisiti

Si, perchè il semplice comprare un cane ad una persona sola o invalida NON è Pet Therapy. Queste pratiche necessitano di osservazione e progettazione costante. Inoltre, devono essere sotto il controllo di personale attrezzato e competente. Le regole da seguire valgono sia per il cane che per il personale, e anche il carattere del paziente svolge un ruolo primario.

I requisiti degli animali

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La condizione idonea dell’animale viene valutata dal veterinario dell’equipe insieme al responsabile di progetto. Non è consentito impiegare animali che provengono da situazioni di abbandono e/o maltrattamento a meno che non seguano un percorso di rieducazione e socializzazione. Gli esemplari devono essere adulti e le femmine non possono essere in stato di gravidanza o allattamento. 

Ovviamente, tutto questo deve avvenire nel rispetto del benessere dell’animale, che non può in alcun modo essere costretto o forzato, ma solamente addestrato nel rispetto delle norme vigenti dei differenti paesi.

I controlli necessari

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Per ogni animale il medico veterinario predispone una cartella clinica riportante il segnalamento dell’animale, l’anamnesi, lo stato sanitario, le profilassi seguite e le eventuali terapie. In base alle situazioni di rischio per il paziente, il medico veterinario valuterà ulteriori controlli clinico-diagnostici sull’animale.

È importante che l’animale venga preventivamente sottoposto ad un controllo di tipo comportamentale da parte del medico veterinario dell’equipe. L’idoneità viene garantita solamente nel caso in cui l’animale non presenta patologie comportamentali e che abbia le caratteristiche di socievolezza, capacità relazionale e docilità. Il percorso di addestramento ed educativo specifico per acquisire le abilità e le competenze è necessario per migliorare la pro-socialità, collaborazione con il coadiutore e la motivazione all’attività.